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Negozio online o marketplace: dove conviene vendere
È una delle domande che mi arrivano più spesso, di solito formulata così: “ho un prodotto, mi conviene farmi un sito o partire da Amazon?”. La risposta onesta è che non esiste un vincitore assoluto, ma esistono situazioni in cui uno dei due è chiaramente più sensato. Provo a mettere in fila quello che ho visto funzionare, senza raccontarti che il tuo sito è sempre la scelta giusta — non lo è.
Cosa compri davvero quando scegli un marketplace
Su Amazon o Etsy non stai comprando una vetrina. Stai affittando accesso a persone che sono già lì con la carta di credito in mano. È un vantaggio enorme, soprattutto all’inizio: non devi costruire traffico, non devi spiegare chi sei, non devi rassicurare nessuno sul fatto che il pagamento sia sicuro. Metti la scheda prodotto, e qualcuno la trova.
Il prezzo di questo accesso è composto da tre voci, e solo la prima è scritta nel contratto.
La prima è la commissione: una percentuale su ogni vendita, che cambia molto per categoria e piattaforma, a cui si aggiungono canoni mensili ed eventuali costi di logistica se deleghi spedizioni e resi. La seconda è il margine compresso dal confronto: il tuo prodotto sta a fianco di alternative simili, ordinate per prezzo e recensioni, e questo spinge verso il basso. La terza, la più sottile, è che il cliente non è tuo. Non hai la sua email, non sai cosa ha guardato, non puoi scrivergli tra sei mesi. Ha comprato da Amazon, non da te.
E il tuo negozio online cosa ti dà in cambio
Un sito tuo ribalta esattamente quelle tre voci. Niente commissione sul venduto, quindi il margine resta dove sta. Nessun confronto laterale: chi arriva sulla tua pagina prodotto vede il tuo prodotto e basta. E i dati sono tuoi — email, storico ordini, comportamento — che è la base per far tornare le persone senza ripagare l’accesso ogni volta.
In cambio, però, il traffico devi portarlo tu. Ed è qui che si consumano quasi tutti i progetti che ho visto fallire: si investe nel negozio, si apre, e poi non entra nessuno perché nessuno sa che esiste. Un e-commerce senza un piano per farsi trovare — SEO, contenuti, sponsorizzate, un pubblico già esistente, passaparola, un negozio fisico che rimanda online — è una serranda alzata in una strada senza passanti.
Quanto costa aprire un negozio online, in concreto?
Non ti do un listino, perché sarebbe finto: dipende troppo da cosa vendi. Ma posso dirti da cosa dipende davvero, e sono quattro cose. Il numero e la complessità dei prodotti: venti articoli semplici sono un altro lavoro rispetto a duecento con taglie, colori e varianti combinate. Le integrazioni: gestionale, magazzino, corrieri, fatturazione elettronica — ognuna aggiunge lavoro, e il collegamento con un gestionale è spesso la voce che pesa di più. Le spedizioni: regole semplici costano poco, fasce per peso, zona e corriere diverso costano di più. E il livello di personalizzazione: partire da un tema solido e curarlo bene è una fascia; disegnare tutto su misura è un’altra.
In generale si va da progetti contenuti, adatti a chi vuole validare, fino a cifre importanti per e-commerce strutturati con logistica collegata. Il consiglio pratico: chiedi sempre che il preventivo separi la piattaforma dal lavoro sui contenuti e dalle integrazioni, così capisci cosa stai pagando. Se ti interessa, ho scritto una pagina in cui racconto come imposto questi progetti passo per passo.
Come scelgo, caso per caso
Non ho una regola, ho tre domande.
Il tuo prodotto è cercato o va spiegato? Se le persone digitano già il nome di quello che vendi — un ricambio, un utensile, un articolo di consumo — il marketplace intercetta quella domanda meglio di quanto potrai fare tu in sei mesi. Se invece il valore sta nella storia, nella lavorazione, nel fatto che sei tu a farlo, la scheda prodotto standardizzata di un marketplace ti penalizza.
Quanto margine hai? Con margini stretti, la commissione può mangiarsi tutto il guadagno. Fai il conto prima, non dopo: prezzo di vendita meno costo prodotto, meno commissione, meno spedizione. Se resta poco o niente, il marketplace non è un canale, è volontariato.
Hai già un pubblico? Una lista email, follower veri, clienti di un negozio fisico, un’attività con un nome che gira in città. Se ce l’hai, il tuo sito parte con un vantaggio che il marketplace non ti dà. Se non ce l’hai, costruirlo richiede tempo e va messo a budget.
La risposta che do quasi sempre: tutti e due, ma in ordine
Nella pratica il modello che funziona più spesso è misto. Il marketplace fa da laboratorio: verifichi in poche settimane quali prodotti interessano davvero, a quale prezzo, con quali domande ricorrenti nelle recensioni. Il tuo negozio raccoglie quel che hai imparato e lo trasforma in margine e in relazione diretta.
Due accortezze, entrambe imparate sbagliando. La prima: sincronizza le giacenze fin da subito, anche con una soluzione semplice — vendere online un pezzo che hai già spedito è il modo più veloce per prendere una recensione negativa. La seconda: metti nel pacco che spedisci dal marketplace qualcosa che porti al tuo sito, un biglietto con le istruzioni d’uso o la garanzia estesa. Rispetta le regole della piattaforma, ma non sprecare l’unico momento in cui quel cliente ha in mano una cosa tua.
Se stai decidendo adesso, parti dalla domanda sul margine. È quella che dà la risposta più netta, e nella maggior parte dei casi decide da sola.
Domande frequenti
Posso vendere sia sul mio sito che su Amazon o Etsy?
Sì, ed è la scelta più comune. Il marketplace ti porta volume e test rapidi, il sito costruisce margine e clienti tuoi. L'attenzione va al magazzino: se le giacenze non sono sincronizzate, prima o poi vendi qualcosa che non hai.
Conviene partire dal marketplace se non ho ancora un pubblico?
Spesso sì. Il marketplace ti dà traffico dal primo giorno e ti dice in poche settimane se il prodotto interessa. Il rischio è restarci per sempre: metti in conto di aprire il tuo negozio quando i numeri cominciano a ripetersi.
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