guida
A cosa serve un sito web per un'attività locale
Mi capita spesso, al primo incontro con un artigiano, una parrucchiera o un fisioterapista, di sentire la stessa frase: “So che dovrei farlo, ma non ho capito a cosa mi serve davvero.” È una domanda sensata, non pigrizia. Per molte piccole attività locali il lavoro arriva dal passaparola, dai clienti di sempre, da chi passa davanti alla vetrina. In quel quadro il sito sembra un accessorio, una spesa che si fa “perché si fa”.
Provo a risponderti senza slogan, perché le frasi tipo “con il sito arriveranno valanghe di clienti” sono esattamente quelle che fanno buttare soldi.
Il sito non serve a farti trovare: serve a farti scegliere
Questa è la confusione più comune. Farsi trovare, per un’attività locale, dipende soprattutto da altre cose: il profilo Google dell’attività, le recensioni, la posizione fisica, chi ti nomina in giro. Un sito nuovo, da solo, non ti mette in cima a niente — e chi te lo garantisce sta vendendo fumo.
Il sito lavora un passo dopo. Entra in gioco nel momento in cui qualcuno ha già sentito il tuo nome e sta decidendo se fidarsi. Quel momento esiste sempre, anche nel passaparola: un amico ti consiglia, la persona cerca il tuo nome sul telefono, e quello che trova decide se ti chiama o se chiama il prossimo della lista.
Se non trova nulla, o trova una pagina vecchia con gli orari sbagliati, non è neutro: è un piccolo dubbio in più. Il sito serve a togliere quel dubbio.
Che cosa fa un sito, in concreto
Risponde quando tu non puoi
Le persone cercano la sera, la domenica, nei dieci minuti di pausa. Tu in quel momento sei sotto un lavandino, in salone o a tavola con la famiglia. Una pagina ben fatta risponde per te alle tre domande di sempre: che cosa fai esattamente, dove e per chi lavori, quanto costa più o meno.
Filtra le richieste che non ti interessano
È il beneficio che i miei clienti notano per primo, e quasi nessuno lo mette nel preventivo mentale. Se scrivi nero su bianco che lavori su Roma e dintorni, che non fai interventi sotto una certa dimensione, che i tempi sono quelli che sono, le telefonate calano di numero e salgono di qualità. Meglio cinque richieste in target che venti da scartare.
Ti dà uno spazio che è tuo
Un profilo social è in affitto. Il formato, le regole, la visibilità li decide qualcun altro, e cambiano senza avvisarti. Il sito è l’unico posto dove decidi tu cosa si vede, in che ordine e con quali parole.
”Ma io ho già la pagina Facebook e il profilo Google”
Buona notizia: se li curi, sei già più avanti di molti. Ma fanno un lavoro diverso.
Serve davvero un sito se ho già il profilo Google dell’attività?
Sì, ma non per lo stesso motivo per cui serve il profilo. Il profilo Google ti fa trovare: appare nelle ricerche locali, mostra orari, recensioni, indicazioni stradali. Il sito serve dopo, quando la persona ti ha trovato e deve decidere se fidarsi. È lo spazio dove racconti come lavori, mostri i lavori fatti, spieghi cosa comprende un preventivo e cosa no, metti la tua faccia e il tuo nome. Sul profilo Google non puoi fare nulla di tutto questo: lo spazio è poco, il formato è uguale per tutti e il contenuto non è tuo — se Google cambia le regole, cambia la tua vetrina. Il sito invece resta tuo: controlli i testi, le immagini, le fasce di prezzo, il modo in cui ti si contatta. In pratica il profilo porta traffico, il sito lo trasforma in telefonate. Insieme funzionano; da soli, molto meno.
Quanto costa, e soprattutto da cosa dipende
Non ti darò un listino, perché i listini pubblicati servono a far entrare la gente, non a dire la verità. Posso dirti che per una piccola attività locale si va da cifre contenute, per un sito di quattro o cinque pagine fatto bene, a importi decisamente più alti quando entrano in gioco prenotazioni, vendita online, gestionali o decine di pagine.
Quello che muove il prezzo, nella mia esperienza, è sempre questo:
- quante pagine e quanti contenuti veri servono (e chi scrive i testi: è la voce che pesa più spesso);
- se ci sono funzioni, tipo prenotazione, pagamenti, catalogo, area riservata;
- le fotografie: usare immagini vere costa, usare foto da banca immagini si vede;
- quanta manutenzione vuoi dopo, perché un sito abbandonato per tre anni torna a essere un problema.
Se ti interessa capire come ragiono su queste scelte prima di fare un numero, ho scritto una pagina in cui spiego come imposto i progetti e che domande faccio all’inizio.
Quando ti dico che il sito non ti serve, almeno per ora
Succede, e lo dico volentieri. Se hai il profilo Google vuoto, zero recensioni e nessuna foto dei tuoi lavori, i primi soldi li spenderei lì: l’effetto è immediato e costa molto meno. Se stai per cambiare nome, sede o tipo di servizio, aspetta di avere le idee chiare, altrimenti rifarai tutto fra sei mesi. E se non hai davvero cinque ore da dedicare a raccontarmi come lavori, il sito verrà generico — e un sito generico non convince nessuno.
Il resto delle volte, il ragionamento è semplice: quante persone all’anno ti cercano e non ti trovano come vorresti? Se la risposta è “qualche decina”, il sito si è già ripagato. Non è magia, è solo smettere di perdere le occasioni che hai già.
Domande frequenti
Un sito serve anche se lavoro solo su passaparola?
Sì, perché il passaparola oggi passa da una ricerca: chi ti viene consigliato cerca il tuo nome prima di chiamarti. Il sito è quello che trova in quel momento.
Quante pagine servono per iniziare?
Di solito quattro o cinque: home, servizi (anche divisi), chi sono, lavori o recensioni, contatti. Meglio poche pagine curate che venti riempite tanto per esserci.
Vuoi parlarne sul tuo progetto?
Scopri come lavoro